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In provincia di Ragusa esiste un piccolo paradiso tardo barocco, sorto dalle ceneri del disastroso terremoto del 1693, ma capace di preservare ancora i segni del suo più antico passato: Modica. Nel 2002 è stata inclusa, insieme con il Val di Noto (leggi qui il dettaglio), nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO per il suo centro storico, ricco di architetture barocche.

La città sorge su di un esteso altopiano e un tempo era attraversata da due fiumi. Tra il 1700 ed il 1800 a Modica erano presenti ben 17 ponti che permettevano l’attraversamento dei torrenti, fatto che la fece assomigliare a Venezia. Inoltre lungo le sponde dei fiumi erano presenti vari mulini che col tempo vennero sostituiti da quelli industriali, mentre le acque vennero incanalate per rifornire la rete idrica cittadina. Il nucleo più antico di Modica ruota tutto intorno ai ruderi dell’antico castello, dove un groviglio di viuzze conduce fino al punto più alto della città. Modica è prettamente di stampo barocco, infatti delle architetture precedenti rimane ben poco, se non l’impianto medievale del centro più antico. Uno dei frutti massimi di questo stile architettonico è la Chiesa Madre di San Giorgio, costruita dopo il sisma. L’interno è suddiviso in cinque navate e contempla ben ventidue colonne dai capitelli corinzi, oltre al fatto di essere arricchito da preziosi dipinti e dal grande organo ottocentesco, tuttora perfettamente funzionante. Mentre tra gli esempi di architettura civile a Modica si possono ricordare Palazzo Polara, sito presso la chiesa di S. Giorgio: lo spettatore può osservare il gioco di richiami che sussiste tra le facciate dei due edifici, poiché anche il Palazzo come la Chiesa è in stile barocco ed è introdotto da un’elegante scalinata.

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Ma la città è anche famosa per il suo cioccolato che si ottiene da una particolare lavorazione a freddo del cioccolato, senza la fase del concaggio. Alcune fonti riportano che durante la dominazione degli spagnoli in Sicilia nel XVI secolo tale lavorazione fu introdotta nella Contea di Modica, a quel tempo il più importante stato feudale del sud Italia, dotato di autonomia amministrativa. Gli spagnoli, a loro volta, l’avrebbero mutuata dagli Aztechi.

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